Croce di Musile di Piave (VE) – then and now

La Chiesa di Croce.

“Chiesa povera, fabbricata dopo la terribile alluvione del 1724, che aveva travolto nei gorghi del fiume, la precedente. Resistette per parecchi mesi ferita e torturata dalle granate, che seminarono la distruzione, ora non restano in piedi che alcuni muri cadenti: il campanile è demolito. Anche qui fu distrutto un presunto Callido. Archivio, argenteria e paramenti di maggior conto furono a tempo salvati” (Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso O. M. C., Le Chiese della mia Diocesi martoriate, Istituto Veneto di arti grafiche Venezia). Per Callido s’intende l’organo della chiesa.

La chiesa di Croce di Musile di Piave (VE). Dell’intero edificio sacro, demolito dai bombardamenti, la facciata è tutt’ora in piedi a ricordo di quei tragici momenti.

Caposaldo Cà Gradenigo.

Caposaldo Cà Gradenigo oggi Roder. Incrocio tra la SP50 e Via Croce a Croce di Musile di Piave (VE).

Stazione del treno di Fossalta di Piave.

La stazione del treno di Fossalta di Piave nel territorio comunale di Musile di Piave e nella località di Croce (VE). Confronto con la foto n. 1539 F. La struttura del vecchio edificio e tutt’ora in piedi, con un piccolo ampliamento a lato.
Il caseggiato visibile nella foto n. 1539 F., dietro la stazione del treno di Fossalta di Piave nel territorio comunale di Musile di Piave e nella località di Croce (VE), è rimasto intatto e tutt’oggi è visibile nella sua integrità.
Il ponte ferroviario della linea Venezia -Trieste visto dall’argine sinistro del canale Fossetta in località Croce di Musile di Piave (VE). Confronto con la foto n. 1540 F. Oggi l’area attorno al ponte è in stato di abbandono.
Foto n. 1535 F. Altra visuale del ponte ferroviario della linea Venezia -Trieste visto dall’argine sinistro del canale Fossetta in località Croce di Musile di Piave (VE) – Fonte: http://www.14-18.it/negativo/mcrr_neg_p51535?search=37a6259cc0c1dae299a7866489dff0bd&searchPos=2
Il ponte ferroviario della linea Venezia -Trieste visto dall’argine destro del canale Fossetta nel Comune di Meolo (VE). Sullo sfondo i caseggiati di Capo d’Argine nel Comune di Fossalta di Piave. – Fonte Archivio C. Falcier.
L’edificio cerchiato in rosso è quel che rimane del caseggiato presente nella foto precedente. Incrocio tra la strada proveniente dalla stazione ferroviaria di Fossalta di Piave e la SP 48. A sinistra il canale Fossetta.

Casa Franceschini.

Nella notte dal 15 al 16 (giugno 1918) era arrivata la Brigata Sassari ed erano arrivati i bersaglieri ciclisti. Avevano lasciato le biciclette in un campo, i bersaglieri ciclisti, ed erano accorsi con noi sulla Fossetta. Alle 13 giunse l’ordine di attaccare, tutti! La Sassari, sulla nostra sinistra, aveva iniziato il movimento ed aveva già fatto un migliaio di prigionieri. La notizia ci aveva elettrizzati e rianimati. “Avanti, avanti!” Si urlava dappertutto. Tutta la linea si era mossa, erano state passate a gruppetti le passerelle sulla Fossetta e, al di là, contro la siepe della strada, ci si era riordinati per l’assalto. Il nemico tirava sulla strada. Mi era caduto vicino il sottotenente Facchin, il nostro Aiutante Maggiore, colpito da una pallottola al ventre; era stato portato via. Ci eravamo scagliati avanti, nei campi, in un’atmosfera eroica. Presto era incominciata la musica infernale delle fucilate. Il mio bravo maresciallo Bresciani portava in corsa, sostenuta da un’armatura di cuoio da lui inventata, la sua mitragliatrice, la sua bella “Iolanda”, urlando e sparando. Gli ero vicino; ad un tratto era caduto sulla mitragliatrice, colpito a morte, contemporaneamente avevo sentito trafiggermi la spalla destra. Mi si era rimescolato il sangue e mi si era ottenebrata la vista, ma per pochi istanti; passata la pistola nella mano sinistra e cacciata la destra nell’accollatura della giubba, per premere sulla ferita, avevo urlato: “Avanti”. Dicono che fossi orribilmente impalidito. Dopo pochi passi, una scarica di mitragliatrice, vicinissima, mi aveva colpito ancora, alla testa, e mi aveva abbattuto. E poi? Il mio attendente mi era caduto addosso nel soccorermi, ferito da una pallottola esplosiva al braccio destro. Il mio valoroso portaordini, il bersagliere Zucchi, investito dalla stessa scarica di mitragliatrice, nonostante avesse la mano a brandelli, era corso a cercare una barella sul campo, sotto l’ira furibonda del nemico che, vedendosi ricacciare, sarava terribilmente. La riportò per la mia salvezza. Intanto ero stato trascinato una ventina di metri indietro e messo al riparo in un fosso pieno d’acqua. Mi era stata tamponata alla meglio la violenta emorragia provocata dalla ferita alla testa. Diminuito il fuoco del nemico Bautti, Dalena, Farina e Lalli mi avevano trasportato al posto di medicazione, dal nostro bravo Sandrone che, precipitandosi su di me, mi fasciò velocemente per poi spedirmi immediatamente al più prossimo ospedaletto da campo. Eccomi là, fra centinaia di feriti distesi in un grande cortile, assistito amorosamente dalmio bravo portaordini Fratoni che, con le lacrime agli occhi, mi chiede: “Mi riconosce, signor capitano?”. Dopo un’interminabile ora di attesa vengo trasportato nella sala di operazione… Mi mettono a letto ma non vi resto: ho bisogno di sapere come va la battaglia, ho bisogno di sapere se nell’ospedale vi sono dei miei bersalgieri feriti… Eccone uno: “Ah, sei tu Munari, quello che strappò una mitragliatrice nemica a Caposile?”… Racconta: “Ho preso una pallottola esplosiva in faccia e non ci vedo più; mi sento l’occhio in una sola orbita. Forse ho perso la vista per sempre, ma non mi avvilisco perchè ho fatto scappare quei porci. Fu sulla passerella della Fossetta che mi beccarono. A carponi rifeci la passerella, e, orientandomi a memoria mi diressi, da solo, al posto di medicazione…”. (Ludovico Lommi, Da Bersalgiere ad Ardito, nascita vita e vicende del XXIII Reparto d’Assalto, prefazione di Paolo Volpato, Itinera progetti).

Foto tratta dal web
Foto tratta dal web
Casa Franceschini oggi Barbirato si trova all’incrocio tra le strade SP48 e SS14 in località Croce di Musile di Piave (VE). Durante la guerra è stata sede della Croce Rossa Americana. L’intero edificio è arrivato ai giorni nostri mantenendo la sua integrità strutturale e solamente gli archi laterali sono stati tappati da blocchi ci cemento per far spazio, nella parte orientale della stalla, ad un nuovo magazzino. L’attuale casetta, situata nella parte sud della casa, è stata ricostruita nella stessa posizione del locale precedente mantenendo le stesse metrature. Le rovine della struttura antecedente sono state utilizzate come parte integrante della fondazione.

Fonti: gran parte delle foto utilizzate per fare il “then and now” di casa Franceschini sono tratte dal libro Through Harvey’s eyes – Con gli occhi di Harvey, Edizione Saisera. L’autore delle foto è stato lo statunitense Harvey Ladew Williams

Altri particolari di casa Franceschini visibili solamente all’interno della struttura vedono una ventagliata di mitragliatrice d’aereo sul muro del fienile sopra la stalla con ingresso dal tetto. I fori di notevole diametro hanno interessato anche due dei sostegni in ferro delle capriate della copertura. L’episodio potrebbe essere collocato negli anni del secondo conflitto mondiale. Si narra che gli aerei americani spesso, a bassa quota, prendessero di mira con le loro mitragliatrici i contadini che lavoravano nei campi.

Ventagliata di mitragliatrice d’aereo.
Particolare del foro d’ingresso di un proiettile nel ferro della capriata.

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