Romeo Ormenese – Internato Militare Italiano a Dresda -Testimonianza

Testimonianza di Romeo Ormenese – Ex Internato Militare Italiano della Seconda Guerra Mondiale – Agosto 2014 – Cà Malipiero di Musile di Piave (VE).

Romeo Ormenese, nato il 22 agosto 1920 a Musile di Piave, figlio di Angelo Ormenese e Ida Carrer.
Titolo di studio: III elementare. Professione: contadino.
N. di matricola 03445 distretto di Venezia-Mestre classe 1920.
Partecipò alle operazioni di guerra dal 6 al 19 aprile 1941 col V Battaglione Guastatori, IV Compagnia.
Partecipò dal 12 aprile al 2 novembre 1941 alle operazioni di guerra in Balcania col V Battaglione Guastatori. Partecipò dal 19 febbraio 1942 al 08 settembre 1943 alle operazioni di guerra in Balcania col V Battaglione Guastatori. Ha titolo all’attribuzione del… di cui all’art. 6 del DLA n. 3 1948 n.137 per essere stato prigioniero dei tedeschi. Dall’8 settembre 1943 al 6 maggio 1945 trattenuto dalle SS. Campagna di guerra 1941-2-3-4-5. Concessagli la croce al merito di guerra per la partecipazione alle operazioni durante il periodo bellico 1940 – 1943 (14 febbraio 1942 n. 1729). Con determinazione distretto militare di Treviso in data 28 febbraio 1975 n. 22588, 22589 e 22590 in concessione.

Michele: Due anni prigioniero dei Tedeschi dal 08 settembre 1943 (data dell’armistizio) al 06 maggio 1945.

Romeo: Sono scappato e mi hanno messo a lavorare all’aperto. Mi hanno catturato a Karlovac (Croazia). Prigionieri tutti quelli del 74° Reggimento di fanteria.

Michele: Sei partito con Mario Venturato?

Romeo: Si, con Mario.

Michele: Dove siete andati a combattere?

Romeo: Mario era un artigliere ed io facevo parte del 74° Reggimento di fanteria, a Pola.

Michele: Cosa è accaduto a Pola?

Romeo: A Pola mi hanno addestrato. Da lì ci siamo spostati sulla strada che porta a Fiume (Rijeka, Croazia), per imparare le tattiche di guerra tra i boschi e poi siamo ritornati a Pola quando sono arrivati l’inverno e la neve che ci ha abbassato le tende dal suo peso….. Un giorno il mio colonnello mi ha convocato a colloquio con lui e mi dice:

Colonnello: Ormenese!

Romeo: Presente.

Colonello: Domani mattina devi andare in fureria a farti dare i gradi di caporale. Zandona! Altrettanto. Turbia! (quello del bergamasco) Anche voi.

Romeo: Non volevo i gradi di caporale in guerra perchè se fai del male a qualcuno prima o dopo ti si può rivolgere contro. Zandona e Tubia li hanno accettati.

Colonnello: Ormenese! I gradi.

Romeo: Li ho persi. Non li ho più trovati.

Colonnello: Ritorna! I gradi!

Romeo: Io non voglio i gradi di Caporale. Voglio rimanere un soldato semplice.

Romeo: Vedi la foto di mio padre sul muro. Lui era un soldato della prima guerra mondiale ed è lui che mi ha dato l’insegnamento…. Per non aver accettato i gradi di Caporale mi hanno messo in prigione, ma sotto la tenda. Zandona e Turbia sono diventati sergenti, maggiori e dopo… In un attacco sono morti entrambi… Sotto la tenda dove ero prigioniero c’era un soldato che di giorno mi faceva la guardia e di notte dormiva con me… Una sera viene in tenda un capitano e mi disse:

Capitano: Sign.re Ormenese! Si alzi su, si vesti bene e venga in mensa ufficiali perchè un colonnello lo vuole vedere.

Romeo: Mi vesto bene? Questi sono i miei vestiti. Io sono del genio guastatori. Quando mi sono presentato al mio superiore mi sono messo un giornale tra i pantaloni e la coscia della gamba destra. Poi Tic! Tac! (Batte la mano sulla coscia con il giornale e batte i tacco della scarpa destra per l’attenti).

Colonello: Mi piaci.

Romeo: Buon appetito a tutti (stavano mangiando).

Colonello: Romeo venga qui vicino. Devo sostituire il colonnello e ho bisogno dell’attendente come te.

Romeo: Signor Si. Signor Colonnello. Bene e volentieri.

Colonnello: Vai in fureria e fatti sistemare la divisa.

Romeo: Il sarto era un Bellunese di nome Giovanni… Nel nostro Reggimento c’era anche Lalo Pagotto che era un violinista… Per la sistemazione della divisa ho aspettato quindici giorni e mentre io stavo lì ad aspettarla, gli altri soldati andavano nei boschi a imparare le tattiche di guerra… Un giorno il colonnello mi disse:

Colonnello: Cretino! Giorno dopo giorno siamo vicini ai confini e ci sono delle divisioni che ci aspettano.

Romeo: Sono passati tanti giorni, ma il colonnello era ancora la. Nessuno parlava e nel frattempo, all’inizio dell’inverno, siamo ritornati a Pola. Da Pola, dopo una decina di giorni ci hanno mandato a Civitavecchia per la formazione del battaglione guastatori (1). Sai cos’è? Noi non avevamo fucili. Io avevo un pugnale e una pistola berretta. A Civitavecchia siamo stati quattro mesi per le manovre guastatori. Nella manovra, in possesso di tubi di tritolo, dovevi buttarti a terra con la lingua dietro i denti e la bocca aperta e percorrere 40, 50 metri. Una carica di tritolo la posizionavano vicino e una lontano per sentire bene il botto. Con tre kg di tritolo saltava in aria mezzo paese. Lo scoppio faceva delle grandi buche di sabbia. Dovevamo spostarci, distesi a terra, con le braccia piegate e le mani che coprivano il volto e in punta di piedi… Un giorno hanno chiesto se qualcuno aveva la patente di guida e mi sono fatto volontario in quanto a casa guidavo un piccolo trattore. Mi diedero da guidare un Lancia 3Ro, il camion con le gomme dure che andava a nafta (gasolio). Dopo la preparazione a Civitavecchia ci hanno trasferiti a Trieste. Quando siamo arrivati alla stazione di Trieste mi ricordo che dovevamo andare al quarto piano di un palazzo e in lontananza vedevo due grandi silos… In mezzo ai guastatori c’erano anche degli assassini e delinquenti. Quando andavano in libera uscita e dovevano saldare il conto in osteria, piantavano il lanciafiamme per riempire la stanza di fumo e si dileguavano. Un giorno hanno commesso un omicidio durante una delle loro scorribande, dopo aver rubato del tritolo, e se ne sono tornati tranquillamente a casa in licenza. Dopo la mezzanotte hanno fatto un’adunata sul piazzale della caserma e ci hanno guardati ad uno ad uno. Sartori, uno da Fossalta di Piave aveva sangue dal naso e gli hanno fatto le analisi del sangue per vedere se era coinvolto anche lui, ma non centrava nulla. Quando i soldati in licenza sono tornati in caserma a Trieste gli hanno trovato le divise sporche di sangue, dopo il controllo, e sono finiti in carcere. Lì sono stati picchiati per bene… Da Trieste siamo partiti per la guerra.

Michele: Il fronte dov’era?

Romeo: Al Monte Murato (2), dove nella prima guerra mondiale l’esercito italiano ha fatto la ritirata. In quel luogo vi erano tre divisioni che aspettavano sedici guastatori per aprire un varco tra i reticolati. Ci siamo messi a terra, mezzo chilometro prima dei reticolati, con la pancia i su e con i gomiti dovevano procedere in avanti. Sentivo il fischio delle pallottole del nemico che mi passavano sopra e i colpi dei proiettili 149 dell’artiglieria. Sotto i reticolati nemici dovevamo innescare i tubi di tritolo lunghi un metro ad una distanza di circa 60/70 metri uno dall’altro. L’ultimo tubo aveva una miccia lunga come un dito della mano. La miccia finiva di bruciare dopo un’ora. Alla fine del lavoro dovevamo ritornare indietro. Gomiti e tacchi, gomiti e tacchi. Era il giorno di venerdì santo dell’anno 1942 (3). Abbiamo sentito un’esplosione che ha fatto saltare tutti i reticolati e nel varco aperto sono passati i carri armati… Tito era peggio dei Serbi, Croati e Sloveni. Bisognava stare molto attenti. Molte volte ci capitava di combattere contro i suoi soldati e contro i suoi partigiani. Alcuni di loro per la mancanza di cibo si schieravano con noi.

Michele: Come sei finito in mano ai tedeschi?

Romeo: Un giorno i tedeschi ci catturarono dopo aver deposto le armi, ci fecero dormire la notte in una buca e dopo ci misero come bestie dentro un treno. Un’intera divisione. I tedeschi erano ragazzini di quindici anni che guidavano addirittura i carri armati. Dormivamo sulle tavole del vagone del treno e in un angolo facevamo i bisogni primari. Mi capisci? I tedeschi ci hanno portato a Dresda (Dresden, Germania). Lo sai che a Dresda sono stato operato di Meningite? A Dresda sono andato a lavorare in una fabbrica di nome “Effesieschevin”. Facevamo 70/80 vagoni di bombe al giorno che alla sera venivano trasportati in polveriera. Mi hanno messo per un mese a lavorare con un cecoslovacco e a imparare il mestiere. Io lavoravo sui cerchi. Le bombe tedesche avevano tre cerchi fatti di una miscela di alluminio, mentre le nostre bombe italiane ne avevano uno solo di rame. Il mio lavoro era di precisione e dovevo regolare i cerchi. Non potevo sbagliare di un millimetro.

Michele: Cosa sono i cerchi?

Romeo: I cerchi avvolgono la granata e prendono la rigatura della canna del cannone quando la prima viene sparata. Se tu sbagli di qualche millimetro la posizione del cerchio rischi che la granata non percorra la distanza prevista, dopo il lancio. Io lavoravo sui cerchi per le granate da 250. Ai due cerchi esterni dovevo fare tre fori e a quello in mezzo uno solo. Nel passaggio prima del mio la granata veniva girata su un quadro, messa sotto un rullo e nei due cerchi esterni venivano messe delle “bacchette”. All’inizio potevo compiere degli errori sulle prime granate. Dovevo lavorare dodici ore in un giorno, sette giorni di giorno e sette giorni di notte. Mi capisci? Un giorno mi accorgo che in un posto mi avevano posto una fetta di pane da mangiare. Dopo sono diventate due con l’aggiunta di lardo.

Michele: Facevi un ottimo lavoro e qualche tedesco di guardia ti portava da mangiare di nascosto?

Romeo: Di nascosto. Si. Se i suoi superiori se ne accorgevano sarebbe finito molto male. Mi portava da mangiare quando ero da solo. Mi avevano segnalato come un buon lavoratore. All’inizio preparavo 43 lame in dodici ore e quando sono diventato bravo ne facevo 50. Se prima compievo un errore su otto, dopo ne compievo uno su cinquanta e poi cento. Alta precisione. Arrivai a fare 150 lame in dodici ore… Per arrivare alla fabbrica di bombe facevamo 6 km a piedi da Dresda e dopo il lavoro tornavamo indietro. A Dresda vi erano due fabbriche di bombe dove lavoravano 250000 prigionieri. Mi ricordo i campi di “Fraitali” (Freital, Dresda) e “Italsen”… Ogni quindici giorni ti facevano una fotografia e i raggi e chi era infetto da tubercolosi usciva da una porta mentre chi stava bene usciva da un’altra. Io sono stato considerato “normal” ossia in salute.

Michele: Cosa è accaduto durante il bombardamento di Dresda il 25 aprile 1945?

Romeo: Siamo scappati e con me c’erano: Toninato da Zenson di Piave (TV), Simionato da Pramagiore (VE) e Buongiorno da Mansuè (TV). Siamo arrivati a casa a piedi dopo quattro mesi. Quando siamo fuggiti mangiavamo erba e radici per sopravvivere. Io guardavo gli alberi per orientarmi. A sud la corteccia è liscia e a nord è ruvida. Da Dresda siamo partiti il giorno 25 aprile 1945 e siamo arrivati a piedi in Cecoslovacchia il giorno 6 maggio 1945. Dovevamo tenerci lontano dalle strade principali perchè c’erano i soldati tedeschi della gestapo e le SS. Avevamo tanta fame. Ad un certo punto, lungo il tragitto, abbiamo visto una casa di contadini in lontananza. L’abbiamo riconosciuta perchè aveva una “baracca” accanto. Mi avvicino alla casa e comincio a dire ad alta voce: “Gefangene Italienische” Prigionieri Italiani. (Romeo Ormenese comincia a commuoversi). Il contadino apre la porta e dice: “Ein moment!” Un momento. Esce con due fotografie e dice: “Meine kinder” I miei figli. “Hanse kaputt in Russia”. I tedeschi li hanno portati in Russia. Poi mi dice: “Essen. Ich nicht essen. Kommen” Mangiare. Io non ho da mangiare. Vieni… Il contadino riempie una grande pentola di latte delle sue mucche e la mescola con della farina bianca, ci riempie le gavette e prima di darci da mangiare assaggia la mescola con un mestolo. Voleva dimostrarci che il cibo non era avvelenato. Hai capito quanto era intelligente questo contadino? (Romeo Ormenese apre le braccia e sorride)… Durante il tragitto del ritorno mi ricordo quando abbiamo incontrato un bambino per la strada e spiegandogli che avevamo fame ci portò dei filoni di pane e poi sparì di fretta dalla nostra vista. Ci ha lasciato un kg di pane. (Romeo batte le mani e poi le alza assieme agli occhi verso il cielo e ringrazia il Signore). Là sopra qualcuno mi ha pensato in quei momenti difficili… Nel cammino un giorno abbiamo sentito la terra tremare e ci siamo resi conto che eravamo dentro una cerchia di carri armati. Sembrava un terremoto. Dopo aver passato un profondo canale pieno di automezzi militari fuori uso, in prossimità di un paese ho detto ai miei compagni: “Stiamo attenti. Venitemi dietro”. Io ero del genio guastatori e non avevo paura di niente. In cecoslovacchia è finita la guerra contro i tedeschi ed eravamo circondati dagli alleati. Ho detto: “Toninato mettiti dietro a me. Simionato. Buongiorno”. Eravamo come dei fratelli. Uno stava a un metro di distanza da me, l’altro a tre metri e un altro ancora a cinque.

Qui finisce la videoregistrazione, ma la testimonianza di Romeo Ormenese continua con altri episodi che vi scrivo qui di seguito.

Romeo: Durante il tragitto del ritorno ci siamo imbattuti in una fila di carri armati americani che ci venivano incontro. Abbiamo alzato le mani in segno di arresa e dal carro armato è uscito un soldato. Quando l’americano ha capito che eravamo prigionieri italiani ci disse che i suoi nonni erano di origine napoletana ed erano emigrati in america in cerca di fortuna. Abbiamo proseguito la strada assieme a loro e li aiutavamo quando era necessario. Un giorno gli americani catturarono dei soldati tedeschi e gli fecero scavare la buca per poi ammazzarli. I miei amici aiutarono gli alleati a prendere i soldati tedeschi che stavano fuggendo dall’uccisione. Io mi sono sempre tenuto fuori da tutti questi episodi. Mi ricordo quando un soldato tedesco stava fuggendo vestito da contadino e gli americani lo identificarono perchè, dopo avergli intimato di fermarsi,  alzò le braccia in alto e sotto di esse aveva tatuato la svastica. il tedesco morì fucilato.

 

Didascalia:

(1) Scuola dei Guastatori a Civitavecchia, zona Campo dell’Oro.

https://it.wikipedia.org/wiki/Genio_guastatori

(2) Sbarramento di Monte Murato. Settore di copertura del vallo alpino orientale.

https://www.google.it/maps/@45.4332378,14.3688952,655m/data=!3m1!1e3?hl=it

https://it.wikipedia.org/wiki/Settore_di_copertura

https://it.wikipedia.org/wiki/Vallo_Alpino_del_Littorio

(3) E’ più probabile si trattasse del giorno venerdì 11 aprile 1941 che era un venerdì santo. Il 74° Regimento di Fanteria faceva parte della Divisione di Fanteria Lombardia (57a), nata a Pola. La Divisione partecipò alle operazioni contro la Jugoslavia nella 2a Armata e l’11 aprile 1941 varcò il confine, penetrando in territorio nemico attraverso Pian della Secchia e Val Rauno.

http://www.regioesercito.it/reparti/fanteria/rediv57.htm

L’intervista che ho fatto a Romeo Ormenese è presente in lingua originale sul sito internet curato da Carlo Dariol  http://www.elevamentealcubo.it

 

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