Nonno Umberto Cadamuro

Ogni anno, il giorno della celebrazione dei defunti, i miei genitori mi portavano ad ascoltare la messa nel cimitero vecchio di Spercenigo dove, dietro la chiesa di San Bartolomeo Apostolo un prete piccolino di statura, don Antonio Armiato , celebrava i sacramenti. Ogni famiglia si posizionava di fronte alla propria tomba e noi davanti a quella di nonno Umberto Cadamuro, il papà di mia mamma, che era venuto a mancare pochi mesi prima della mia nascita (18 maggio 1980). Non avendolo mai incontrato per me era sempre stato una persona misteriosa, ma negli anni l’ho conosciuto grazia ai racconti di mia mamma.

Era nato l’11 agosto 1916 a Casier di Treviso ed era figlio di Emilio (n. 05/10/1876) e Filomena De Lazzari (n. 08/09/1878). Trasferitosi con la sua famiglia a Spercenigo di San Biagio di Callalta, abitava in affitto in una grande casa lungo Via Madonna. Era il nono di dieci fratelli: Vigilio (n. 1900), Antonio (n. 1902), Augusto (n. 1903), Stella Maria (n. 1906), Elena (n. 1907), Augusta (n. 1910), Attilio (n. ?), Ernesto (n. 1915) e Sante (n. 1917).

La famiglia Cadamuro manteneva un buon tenore di vita fin che sopraggiunse la malattia di Dino uno dei figli Augusto che venne a mancare a ventuno anni. La sua lunga malattia costò un grande sacrificio da parte dei famigliari che li mise economicamente “in ginocchio”. Nel momento in cui il loro padrone vendette le terre Umberto Cadamuro riuscì a malapena a comprare un piccolo appezzamento nel quale anni successivi edificò la sua casa assieme al fratello Vigilio. Mentre quest’ultimo si era maritato con Amelia Zanatta, Umberto aveva sposato nonna Maria Golfetto (n. 30 giugno 1922) originaria di Rovarè che abitava nella vecchia casa dove oggi fanno il mercato settimanale di San Biagio di Callalta. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Ada, Mario e Antonio detto Vanni.

Chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Spercenigo (San Biagio di Callalta). La famiglia Cadamuro al completo. Da sinistra: Antonio, Umberto, Ada, il marito Giuliano Venturato, Maria Golfetto e Mario.

Tutti abitavano in una casa costruita con i mattoni di un vecchio fortino del campo trincerato di Treviso risalente al primo conflitto mondiale, che si trovava lungo il fiume Riul, non lontano dall’omonima chiesa. Nonno, con le sue forti braccia, era l’addetto a caricare i mattoni sul suo carro e a trasportarli in un fossato dove si sarebbe elevata la struttura muraria. I figli invece avevano il compito di ripulire i mattoni dalla calce. Un duro lavoro che portò ad un ottimo risultato. Una casa dotata di due abitazioni e una stalla. Un ingresso portava ad un corridoio nel quale si sviluppavano due stanze, la cucina e una sala e al primo piano altre tre camere da letto. Il bagno come lo viviamo noi oggi non esisteva e a malapena ci si serviva di una latrina che si trovava all’esterno dell’edificio. Mia mamma ironicamente si ricorda che quando pioveva raggiungeva in bicicletta il bagno per non sporcarsi le scarpe dal fango. Umberto era dotato di molta fantasia e quando ci si doveva fare il bagno, sfruttava una doccia all’esterno, creata da lui con un box di canne e un bagna fiori dal quale usciva dell’acqua scaldata precedentemente nella stufa. La casa era rifinita con degli splendidi balconi verdi, risultato di un accurato recupero del materiale in vecchie case abbandonate lungo Via Casaria. La famiglia di Umberto aveva finalmente un tetto solido che lui manteneva facendo l’operaio. Si dedicò a diversi lavori tra i quali: operaio in Svizzera (1950 al 1952 a Fribourg e Brigue), giardiniere nei campi da golf di Villa Condulmer a Zerman, operaio addetto alla sostituzione delle traversine delle rotaie dei treni, operaio presso la fonderia Menegaldo in località Cà Lion a San Biagio di Callalta, addetto alla sostituzione delle quinte al teatro di Treviso e operaio presso il Mulino Gritti di Nerbon. Spesso lavorava di notte. Nonno cresceva i suoi figli con tanto amore e guai a chi si prendeva gioco della loro mamma in quanto per Umberto era una “Santa donna”.

Spercenigo (San Biagio di Callalta). I coniugi Maria Golfetto e Umberto Cadamuro

Per addormentarli gli raccontava le più svariate vicende di quand’era giovane, ma molto poco dei traumi trascorsi in guerra e che spesso nascondeva (Seconda Guerra Mondiale). Si ricordava di quando il suo fucile s’inceppò di fronte a un soldato nemico in avvicinamento e di quando salvò la vita ai suoi commilitoni nel campo di prigionia, dopo l’8 settembre 1943, scappando da un buco in una recinzione per raccogliere le bucce di patate da mangiare. Nonno Umbero aveva conosciuto la fame. Quando ritornò a casa dopo la guerra, un suo compaesano lo ricordava come uno scheletro che passeggiava per le vie del paese, pallido e moribondo, ma ancora vivo. Era una persona che non si arrendeva mai, tenace e vincente. Come quella volta che l’alluvione del 1966 gli aveva bagnato tutta la legna da ardere, andò a comprare una stufa a cherosene per riscaldare la sua famiglia. Un “mito”. Sfortuna volle che una notte, mentre tornava in moto dal lavoro, un compaesano ubriaco lo investì con la sua auto trascinandolo in un fossato e scappando dalla paura. Venne trovato agonizzante il giorno dopo da un passante. Trascorse diverse settimane in coma all’ospedale di Treviso dal quale ne uscì privo di memoria. Sua moglie Maria non si diede però per vinta e mandò avanti la famiglia lavorando a Treviso, fin che a nonno Umberto gli riconobbero la pensione d’Invalidità. Momenti difficili ricordati spesso con molta tristezza. Mancavano i soldi, ma la famiglia andava comunque avanti. Come quando mia mamma vestì tutti i componenti famigliari a festa per il suo matrimonio, sacrificando il denaro guadagnato per la sua dote. Umberto morì a sessantaquattro anni di un “brutto male”.

Riconoscimento ad Umberto Cadamuro della Croce al Merito di Guerra. Sopra, la terza concessione per internamento in Germania.

Didascalia:

Lettura del Foglio Matricolare di Cadamuro Umberto, matricola n. 62810 u.a. n. 11.

Figlio di Emilio e di De Lazzari Filomena, di religione cattolica, nato il 11 agosto 1916 a Casier Provincia di Treviso, statura 1,68, torace m. 0,85 capelli colore nero, forma ricci, viso ovale, naso retto, mento ovale, occhi grigi, sopraciglia nere, fronte alta, colorito roseo, bocca piccola, dentatura sana, segni particolari nessuno, arte e professione bracciante, se sa leggere… scrivere… titoli di studio ? elementare…. Iscritto alla leva nel Comune di San Biagio di Callalta Provincia di Treviso… Residenza eletta all’atto dell’invio di congedo e successivi cambiamenti San Biagio frazione di Spercenigo (Treviso) Via Madonna 4. Distinzioni e servizi speciali …rliere e mitraglieri.

  • chiamato alle armi e giunto lì 12 maggio 1937
  • tale nel 12° Reggimento Fanteria… 14 maggio 1937;
  • tale nel 152° Fanteria per la… 1 giugno 1938;
  • V° borgo d’armata (cire 01/121 del commando corpo d’armata di Trieste in data 2/2/1938) 28 febbraio 1938;
  • Mandato in congedo illimitato per fine ferma (cire 525 del giornale militare 1938 XVI lì 23 agosoto 1938;
  • tale nel Distretto militare di Treviso lì 23 agosto 1938;
  • … iscritto nel ruolo 11b delle forze in congedo… del distretto militare di Treviso. Parificato il 15 gennaio 1939. L’Ufficio Capo…;
  • Richiamato alle armi e giunto lì 30 marzo 1940;
  • tale nel 25° settore… a Pietro De Bortoli30 marzo 1940;
  • tale nel 74° Reggimento Fanteria a Ovoli Croazia lì 11 marzo 1942;
  • tale in territorio dichiarato in stato di guerra dei tedeschi lì 09 settembre 1943;
  • tale prigioniero di guerra dei tedeschi lì 09 settembre 1943 a Arlovas- Jugoslavia (attuale Karlovac in Croazia);
  • Internato al campo 2/B Arnesten-Germania lì 18 settembre 1943 (stalag II B Hammerstein / Schlochau);
  • trasferito al campo n° 1234 a Essen-Germania 15 novembre 1943;
  • liberato dalle truppe alleate lì 10 aprile 1945;
  • rimpatriato e giunto lì 12 agosto 1945;
  • tale nel Distretto militare di Treviso lì 12 ottobre 1945;
  • collocato in congedo illimitato a senso del telescritto n° 221791 mob del 06/09/1945 dello Sua Maestà Re Alberto…

Panoramica dei distretti e campi militari dell’impero tedesco nell’estate1941

Immagine proveniente dal web. Il campo di concentramento di Hammerstein si trovava nel distretto militare n. II. Il sottocampo di Essen nel distretto n. VI

Stalag II B 313 di Hammerstein/Schlochau (Polonia)

Lo Stalag fu aperto nel settembre 1939 non molto distante da Danzica presso Hammerstein, nella regione già tedesca della Pomerania. Esso contava novantanove campi di lavoro nei quali vi furono condotti numerosi soldati e ufficiali italiani all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Lo Stalag II B venne chiuso nel gennaio 1945.

L’immagine in bianco/nero proviene dal web. Una mappa dello Stalag II B 313 di Hammerstein/Schlochau (Polonia).

Il Sottocampo di Essen-Humboldtstrasse

Il sottocampo Essen-Humboldtstrasse (nome ufficiale SS-Arbeitskommando Fried. Krupp, Essen) è esistito dall’agosto 1944 al marzo 1945 e apparteneva al campo di concentramento di Buchenwald. Il campo si trovava nella città di Essen all’angolo tra Humboldtstrasse e Regenbogenweg. I prigionieri producevano acciaio e armamenti per la Germania nella nota fabbrica di Krupp. Dopo il 1945, sul sito dell’ex campo satellite fu costruito un complesso residenziale per i dipendenti del Gruppo Krupp. Nel 1989 la città di Essen ha installato una targa commemorativa sul sito dell’ex campo satellite all’angolo tra Humboldtstrasse e Regenbogenweg.

Testo della targa commemorativa all’angolo tra Humboldtstrasse e Regenbogenweg colocata nel 1989.

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