I coniugi Follador

Ci presentiamo: noi siamo Antonio Follador nato nel 1930 figlio di Mario da Chiesanuova (San Donà di Piave) e di Carmela Menegaldo da Cà Nani (Jesolo) e Norina Cita nata nel 1931 figlia di Eugenio (detto Bortoeo) da Chiesanuova e Giuseppina ….. da Sant’Andrea di Barbarana (San Biagio di Callalta).

Michele: entrambi avete trascorso il periodo della Seconda Guerra Mondiale e la povertà contadina dell’epoca. Mi raccontate qualche avvenimento di quegli anni?

Antonio: Prima di sposarmi abitavo con la mia famiglia di mezzadri nelle case dell’Agenzia Paoletti, nella zona bassa (I Paoletti del lanificio di Follina che acquistarono le case costruite nel 1928 dai vecchi proprietari terrieri i Torzo della fornace). Negli anni cinquanta mio padre, già capo casaro presso la PLIP (l’attuale latteria di Soligo a Caposile), acquistò un terreno qui vicino dove edificò la sua nuova casa.

Una delle case dell’Agenzia Paoletti ex Torzo in Via Armellina a Chiesanuova di San Donà di Piave (VE). Le case confinavano con la proprietà dell’Agenzia Brasi ex Doria e De Zuliani di Caposile. Secondo il racconto di Antonio Follador gli edifici erano abitati dalle famiglie:Teso sostituiti poi dai Carpenedo, i Billotto, i Follador e i Bernardi sostituiti poi dai Scomparin e di nuovo dai Carpenedo. Al posto dei Follador sono subentrati poi i Furlan. Le uniche case tutt’ora abitate sono quelle dei Carpenedo e dei De Zen.
Con la caduta della mezzadria due case sono state demolite, quelle dei Follador e dei Billotto.

Norina: Io abitavo al Botteghin di Chiesanuova (San Donà di Piave) e la mia era una famiglia molto povera. Il tutto dipendeva dallo zio paterno Giuseppe, nonchè capo famiglia, che per curare le sue due sorelle aveva venduto alcuni campi di terra. Una volta purtroppo l’ospedale non funzionava come oggi. A mio marito ad esempio, quando dovette operarsi, andò meglio in quanto suo padre lavorava come operaio e poteva usufruire della mutua. In famiglia eravamo numerosi e con venti campi di terra (circa 10 ha) non potevamo sopravvivere, così, dopo il mio matrimonio nel 1951, i miei genitori e fratelli si trasferirono ad abitare in provincia di Varese. Ricordo quando li andai a salutare. Partirono con un grande camion guidato da “Silvietto Perissinotto” e …, allestito appositamente per il viaggio, con una casetta dove alloggiare, assieme allo zio paterno “Angin” (Angelo), alle galline e al vino. La nuova casa dove andarono ad abitare era diroccata e si trovava in mezzo a un bosco. Con gli anni riuscirono però ad insediarsi, a trovare lavoro presso le fabbriche e a vivere un po’ meglio. Qui da noi gli unici Cita rimasti vivono a Musile di Piave.

Michele: Cosa mangiavate di solito in famiglia?

Norina: Se il latte era disponibile per la colazione lo mangiavo con la polenta, al contrario una fetta di polenta accompagnata ad una di salame abbrustolito sopra la griglia del “fogher”. All’epoca non avevamo nemmeno la stufa economica. A mezzogiorno invece fagioli e patate, molte volte fritte con lo strutto e ogni tanto un pollastro in venti persone.

Michele: Dove cucinavate il pane?

Norina: Normalmente consumavamo polenta, ma quando terminava la farina di mais mangiavamo pane. Le donne lo impastavano a casa e poi lo si andava a cucinare nel forno dalla famiglia Finotto, quella che si trova di fronte ai Donè. Si partiva da casa con un carretto e con tutta la legna necessaria.

Michele: Della scuola elementare a Chiesanuova cosa vi ricordate?

Norina: A Chiesanuova le classi erano sparse per il paese. La prima elementare la facevano da Tilio De Pieri, la seconda accanto alla chiesa, la terza accanto all’attuale bar da Travagin e la quarta assieme alla quinta al Botteghin. Prima del 1942 la quinta la facevano a Passarella. Delle maestre mi ricordo i nomi di Lina Montagner, la maestra Ambrosi e sua sorella Anna e il maestro triestino di origine austriaca che noi lo chiamavamo “Ciccon”. Questo era un’amante delle api e diceva sempre: “Du stiehlst meine zeit” (mi rubate il tempo). Al centro del banco della scuola tenevamo l’inchiostro per intingere il pennino e quindi scrivere. Ce lo riempiva la bidella Carolina che ogni giorno passava tra i banchi col suo fiaschetto. Chi non aveva il pennino scriveva con la matita e tenevamo solo cinque colori perchè non avevamo abbastanza soldi per comprarne altri. In quarta elementare avevamo un libro di lettura e un sussidiario. Le materie di storia e geografia la maestra ce le dettava e noi le e scrivevamo sul quaderno e le imparavamo a memoria.

Michele: Cosa ricordate della Prima Guerra Mondiale dai racconti dei vostri genitori e nonni?

Antonio: Non molto. Solo che i genitori di mio padre erano andati profughi a Lecce, mentre quelli di mia madre, i Menegaldo, erano rimasti a Cà Nani sotto gli austroungarici. Tutta l’aerea era stata allagata appositamente dall’esercito italiano per impedire l’avanzata nemica e la vita era davvero molto dura. Una mia zia morì di febbre Spagnola.

Michele. Cosa vi ricordate invece della Seconda Guerra Mondiale?

Norina: ricordo quando passavano sopra la nostra testa gli aeroplani bombardieri. Facevano: “Bu Bu Bu Bu Bu Bu”. Viaggiavano in gruppi di nove velivoli spaiati a righe di tre per volta. Quando arrivavano sopra la nostra casa al Botteghin iniziavano a sganciare le bombe che poi cadevano sulla città di San Donà di Piave. Noi avevamo molta paura e andavamo a nasconderci dentro un grande fossato, in fondo alla campagna. Mio fratello più piccolo, il secondo, non veniva mai con noi e andava a nascondersi dentro un fossetto. Di notte invece passava Pippo che non centrava nulla con gli aerei bombardieri. Lui bombardava solo se vedeva un chiarore di luce accesa.

Antonio: una notte, da noi, a centocinquanta metri dall’Agenzia Paoletti cadde una bomba, mentre gli uomini giocavano a carte. Era l’unico svago che avevano dopo la giornata trascorsa nei campi. Avevamo preso veramente tanta paura. L’agenzia Paoletti ad ogni modo era un bersaglio per gli Alleati, in quanto al suo interno vi era un comando di fascisti che collaboravano con i tedeschi.

L’Agenzia Paoletti ex Torzo lungo Via Armellina a Chiesanuova di San Donà di Piave (VE).

Norina: la sede del commando tedesco era nell’asilo a Chiesanuova….. Di giorno, oltre agli aerei bombardieri passavano anche i mitraglieri che colpivano le persone che si trovavano nei campi. Mio padre ormai conosceva il loro rumore e quando cominciavano ad avanzare lui fuggiva a nascondersi dentro la stalla. Quando mitragliavano i vigneti noi bambini andavamo a raccogliere i proiettili conficcati dentro i tronchi degli alberi di mora per i bachi da seta. Li mettevamo come cimeli in mostra sopra i mobili di casa.

Antonio: un giorno quattro tedeschi irruppero a casa nostra mentre le donne impastavano il panettone. Erano tutti ubriachi. Hanno colpito con un forte pugno la tavola e pretendevano di bere e mangiare. Noi siamo stati tutti zitti. Uno delle famiglie Scomparin che lavorava per loro a costruire le barriere anticarro e che masticava un po’ di tedesco gli disse. “Nicht nahrungsmittel” (non abbiamo cibo). Volevano fucilarlo. Suo fratello per salvarlo corse subito all’agenzia Paoletti a raccontare l’accaduto e allora un capo tedesco fermò l’esecuzione.

Norina: un giorno mentre ero con mia mamma a lavare i budelli per preparare i salami di “porzat” (maiale) sono arrivati i tedeschi. Noi siamo stati tutti in silenzio. Loro si sono introdotti in cucina e hanno fatto quello che volevano. Si sono cucinati le bistecche di maiale. Uno di loro, che era rimasto fuori in strada, disse a mia mamma: “Mamma, mamma, anch’io a casa ho moglie e figli!”. Questo era un soldato buono. Noi dovevamo invece aver paura delle SS. Nel mentre arrivò un aereo che volava molto basso e prendemmo molta paura, ma il soldato ci rassicurò e disse a mia madre: “Mamma, di questo aereo non dovete aver paura”. Difatti sganciò una bomba “su da a barbea” sulla salita che dal Botteghin porta all’argine del fiume Piave.

Antonio: nel 1943 i miei genitori e zii, avevano un appezzamento di terra bonificata nella zona di Millepertiche. Purtroppo toccava a me andarla a coltivare poichè gli adulti, dopo l’otto settembre 1943 se ne stavano nascosti a casa per paura dei tedeschi. Per recarmi presso questa campagna sapevo che, raggiunto il paese di Caposile dovevo cominciare a correre con la coppia di buoi lungo l’argine del Taglio del Sile fino a Via Interessati ed evitare in questo modo una mitragliata dagli aerei alleati. Degli adulti scampati all’otto settembre ricordo Tilio Carpenedo.

Dell’Agenzia lungo la Piave Vecchia cosa vi ricordate?

Antonio: ci abitava il Conte Vergelio che cessata la mezzadria vendette tutta la campagna. I mezzadri quindi acquistarono i suoi campi. Mio zio Nano, fratello di mio padre e capofamiglia, ne acquistò ventisei. Nano era “zanco”, senza un braccio perchè lo aveva perso dentro la macchina che trebbiava il frumento. E’ stato anche un consigliere comunale a San Donà di Piave. I miei genitori hanno acquistato questo appezzamento di terra dove abitiamo. Accanto a noi i Chinelato hanno acquistato quello dei Rizzetto e poi c’erano i Contarin.

L’Agenzia del Conte Vegelio a Chiesanuova lungo La Piave Vecchia meglio conosciuta come l’ex ristorante Old River.

Della Piave Vecchia cosa ricordate?

Cita: il fiume era navigabile e lo tenevano sempre dragato e pulito. I barconi diretti a Venezia e carichi della loro merce venivano trinati in un primo momento dagli uomini lungo la restera che si trovava nella sponda destra del fiume la Piave Vecchia. La riva sinistra invece era sempre stata boscosa. Quelli che avevano più soldi trainavano le barche con i cavalli. Successivamente introdussero il motore che durò poco, sostituito dai camion. I barconi, spesso carichi di sabbia e ghiaia, partivano a volte da Ponte di Piave e a volte dall’attuale cinema Cristallo a San Donà di Piave e raggiungevano Portegrandi lungo la Piave Vecchia e il Taglio del Sile. Vicino a Ponte di Piave c’era il paese di Sant’Andrea di Barbarana dove abitava mia mamma. Lì in centro prima della chiesa c’era un mulino alimentato con l’acqua del fiume Piave. A Chiesanuova invece c’era il mulino elettrico che si trovava all’incrocio con la Via Calle dell’Orso, dove ora c’è il capitello di Maria. Il mulino era di proprietà dei Baggio e terminò il suo operato circa negli anni sessanta quando hanno acquistato i Finotto.

Come si presenta oggi il fiume La Piave Vecchia vista da Casa Chinellato a Chiesanuova di San Donà di Piave

2 thoughts on “I coniugi Follador

  1. Davvero bella e interessante intervista. Commovente a tratti… Bello apprendere la storia e le sue vicissitudini attraverso questi racconti verità. Il quotidiano, le difficoltà, la povertà, la convivenza con la paura per le bombe.
    Grazie.

  2. Altro interessante spaccato di vita ru take del ns amato Basso Piave. Prevale il cuore. Bravo Michele….. ennesimi complimenti anche per questo tuo ultimo lavoro.

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