Le origini del Calcio Sandonatese – di Stefano Pasqualato

L’Ardita (1924). In piedi da sinistra: X, X, Libero Dus, X, Federico Alfier, X. Seduti seconda fila: Tullio Roma, Antonio Battistella, X. Seduti prima fila: Bruno Marusso, Giuseppe Velludo, Giuseppe Da Villa.

 

La città di San Donà di Piave esce distrutta dai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale che la vedono in prima linea. Gli anni che seguono questo tragico evento sono costellati da infinite ricostruzioni e innaugurazioni, come quella del nuovo ponte stradale che collega la cittadina omonima a Musile di Piave il 12 novembre 1922.. Il 1922 è anche l’anno in cui viene istituita la prima squadra di calcio sandonatese chiamata l’Ardita presieduta da Alessandro Janna e allenata da Ruggero Galassini. Prima di allora le partite di calcio venivano giocate presso un campetto allestito nei pressi della stazione ferroviaria, ma nel 1925 Monsignor Luigi Saretta, arciprete di San Donà di Piave, acquista un terreno in località Loghetto, tra il vecchio cimitero e la caserma Tito Acerbo (l’attuale Oratorio Don Bosco) con lo scopo di collocarci i Salesiani. Il nuovo terreno diventa sia un campo da calcio dove il San Donà si allena, sia un’area per lo svolgimento dell’attività ginnica, fondata dall’allora presidente dell’associazione cattolica Celeste Bastianetto. Le tante iniziative di quest’uomo portano, nel 1926, alla fusione delle due società e alla creazione della polisportiva “S.Donà Foot-ball club”. Con l’arrivo del fascismo viene istituito l’OND ossia l’Opera Nazionale del Dopolavoro, che ha lo scopo di “penetrare nel tessuto sociale italiano, modificare i costumi e le abitudini della popolazione e ridurre così gli oppositori al regime fascista, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, ecc”. Questo nuovo stile di vita crea un forte contrasto tra il nuovo regime e il pensiero cattolico dell’allora presidente Bastianetto, il quale pochi anni dopo, proprio per questo motivo, viene estromesso dalla società. Il S.Donà Foot-ball club viene quindi assorbito dalla società sportiva fascista ed entra nell’Opera Nazionale Balilla (ONB).

 

Celeste Bastianetto, fondatore dell’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI). Sindaco di San Donà di Piave nel 1946 e Senatore della Repubblica nel 1948.

Nel 1927 Monsignor Saretta necessita del terreno, anni prima acquistato, per la realizzazione di un edificio da adibire ad oratorio salesiano e pertanto decide di sfrattare la società calcistica sandonatese dal vecchio campo sportivo. Per riuscire a giocare in una nuova area, allestita appositamente per i giocatori, la società di calcio deve aspettare l’otto dicembre 1929, quando viene inaugurato il campo sportivo fascista del Littorio in via Pralongo (attuale stadio Zanutto). Il terreno si estende per 15 mila metri quadri sopra un’area depressa, dove nel dopoguerra si sono sviluppati degli insediamenti di baracche e abbisogna di una riqualificazione. La nuova costruzione prevede l’elevazione di una tribuna, una palestra e la realizzazione di una pista di atletica leggera. L’intera opera viene progettata da Guido Dal Bo, il quale si occupa anche della progettazione della Casa Balilla e di un complesso scolastico. Il 1929 è anche l’anno in cui il calcio sandonatese entra a far parte del comitato ULIC Basso Piave (Unione Libera Italiana Calcio). L’ufficialità di questa struttura obbliga i nuovi calciatori ad ottenere un brevetto per poter giocare nei campionati di calcio, ottenuto dopo il superamento di alcune prove di atletica dirette dai commissari della FIDAL (Federazione Italiana Di Atletica Leggera).

 

Trascorsi gli anni della Prima Categoria ULIC, nella stagione 1931/32 il calcio sandonatese bianco-celeste entra a far parte della FIGC (federazione Italiana Giuoco Calcio) nella Terza Divisone Veneta e con il nome di Società Sportiva Fascista San Donà. Ad allenare la squadra già dal 1929 è Giovanni Depità, il quale rimane fino al 1935. A presiedere invece la società è Alessandro Janna. L’annata 1934/35 segna un nuovo salto di qualità per il San Donà che passa nel Girone A del campionato di Seconda Divisione Veneta.

Negli anni successivi al 1935 si cominciano a riscontrare alcune difficoltà, in quanto il calcio sandonatese e quello italiano subiscono gli eventi storici della Seconda Guerra Mondiale. Molti dei calciatori, ritenuti abili per l’esercito, vengono chiamati alle armi per combattere. Questa situazione di stallo si protrae fino al 1937, quando l’Italia, comandata dal regime fascista, completa l’opera di conquista coloniale dell’Etiopia. La nuova annata calcistica pertanto, nel 1937, inizia con la formazione di due squadre, una appartenente ai Fasci Giovanili di Combattimento (FGC – comprendente i giovani dai 18 ai 21 anni di età), inseriti nel Campionato di Propaganda, e la seconda appartenente alla Sezione Sportiva del Dopolavoro Comunale. Nel primo caso, trascorso il periodo nel Campionato di Propaganda, la squadra di calcio del San Donà, allenata da Bruno Marusso, viene iscritta alla Seconda Divisione Veneta e nel Campionato 1938/39 passa alla Prima Divisione Veneta (all’epoca considerata il maggiore torneo in ambito regionale). Questo forte entusiasmo per il calcio spinge la squadra di calcio sandonatese, nell’annata 1939/40, a raggiungere le semi-professionali con la promozione in Serie C girone A. L’organizzazione della Serie C nell’annata 1939/1940 era composta da 126 squadre divise in 8 gironi (A, B, C, D, E, F, G, H). “Alla guida tecnica dei sandonatesi, che vestivano la maglia bianca, figurava Gastone Prendato, nella duplice veste di allenatore e giocatore. Mentre alla presidenza è attestato un cambio, con Carmelo Fiorentino che torna a rivestire la carica di segretario, mentre presidente risulta Antonio Pietropolli. Quanto alla rosa, in porta Guerrino Striuli, soprannominato – il gatto nero… Nel San Donà di questa stagione si metterà in mostra anche il fossaltino Arturo Silvetri che, dopo aver dato i primi calci all’oratorio Don Bosco e nella squadra riserve, approdò in pianta stabile nella prima squadra”.

 

Ritaglio di articolo di giornale del 1940 dove la squadra di calcio del San Donà sconfigge quella del Vicenza con con il risultato di 1-0


Il 10 giugno 1940 il governo fascista di Mussolini dichiara guerra a Francia e Regno Unito portando l’Italia ad entrare nel secondo conflitto mondiale, già precedentemente avviato dalla Germania (1 settembre 1939), alla guida di Adolf Hitler con l’invasione della Polonia.

Questa situazione fa cessare l’operatività della Società Sportiva Fascista, ma non la voglia di giocare del San Donà, che prosegue la sua attività nonostante le molteplici difficoltà dovute all’allontanamento dei più facoltosi giocatori diretti verso il fronte. Alcuni di loro vengono sostituti da altri giocatori più giovani e addirittura delle partite si giocano con 7 calciatori. L’ultima partita viene giocata il 6 aprile 1941, dopo la quale il presidente Carlo Janna decide di ritirare la squadra dalla Serie C. Riprende poi a giocare ufficialmente con le annate 1941/42 e 1942/43 in Prima Divisione.

Il 9 luglio 1943 le forze anglo-americane sbarcano in Sicilia con l’obiettivo di sconfiggere l’Italia e la Germania nazista.
Il 25 luglio 1943 il capo di governo Mussolini viene deposto dal Gran Consiglio del Fascismo e arrestato. Il re Vittorio Emanuele III nomina quindi al suo posto il maresciallo Pietro Badoglio che, l’8 settembre 1943 a Cassibile (Siracusa) firma l’armistizio del Regno d’Italia con gli Alleati della Seconda Guerra Mondiale. In seguito a questi fatti, decade l’alleanza con la Germania di Hitler, che occupa militarmente l’Italia centro-settentrionale e tutti i territori conquistati dagli italiani. Al fine di governare queste zone, Hitler manda a liberare Mussolini, il quale, il 23 settembre 1943 fonda la RSI (Repubblica Sociale Italiana) o Repubblica di Salò. L’esercito italiano si trova in una situazione di sbando e nell’Italia centro-settentrionale buona parte di esso viene fatto prigioniero e inviato nei campi di internamento in Germania, mentre altri nuclei vanno a formare la resistenza partigiana. Nel sud dell’Italia invece per alcune province viene mantenuta la sovranità limitata del governo italiano e altre vengono amministrate dagli Alleati.

In seguito a questi avvenimenti nelle annate 1943/44 e 1944/45 il campionato italiano di calcio non viene disputato, ma tutto ciò non ferma completamente il gioco. L’Italia si spacca in diverse parti. Nell’Italia centro-settentrionale la RSI organizza il campionato Alta Italia o Divisione Nazionale (dal 2 gennaio 1944 al 20 luglio 1944), nel Lazio si disputa il campionato romano di guerra (dal 4 dicembre 1943 al 2 luglio 1944), in Puglia il campionato dell’Italia libera e in Campania la Coppa della Liberazione (dal 25 giugno 1944 al 17 dicembre 1944). Troviamo successivamente il torneo benefico lombardo (dal 31 dicembre 1944 all’8 luglio 1945), la Coppa Città di Genova (1945), un altro campionato romano di guerra (dal 21 gennaio 1945 al 14 maggio 1945), il campionato toscano di guerra (dal 24 giugno al 29 luglio 1945), il campionato campano (dal 28 gennaio 1945 al 17 giugno 1945), il torneo misto pugliese (dal 28 gennaio 1945 al 28 luglio 1945), il campionato siciliano (dal 3 dicembre 1944 al 30 giugno 1945) e il torneo misto abruzzese (dal 24 dicembre 1944 al 20 giugno 1945).

 

 

Nella città di San Donà all’inizio del 1944 il campo sportivo del Littorio viene smantellato, il prato trasformato in pascolo per il bestiame e gli spogliatoi diventano magazzini. L’attività sportiva si svolge con alcuni incontri amichevoli, inizialmente presso l’Oratorio Don Bosco e successivamente presso un campo sportivo allestito a Musile di Piave.
Nel 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia si presenta in parte distrutta dagli avvenimenti bellici con l’impossibilità da parte della popolazione di spostarsi con facilità. Queste distruzioni costringono la FIGC a organizzare un campionato eccezionale di transizione. Il particolare il campionato di Serie C viene diviso in due leghe tra il nord e il centro-sud del paese. La squadra di calcio sandonatese entra a far parte della Lega Nazionale Alta Italia e ricomincia il campionato 1945/46 in Serie C girone B. A parte l’annata 1948/49 dove il San Donà gioca in Promozione Veneta girone F, tutte le altre annate, fino a quella 1951/52, il sandonatese mantiene la posizione in Serie C.

Nei primi anni cinquanta la società calcistica sandonatese comincia ad avere seri problemi economici e finanziari tanto da vendere i propri giocatori migliori per sostenere i debiti. Per salvare le sorti del calcio nel Basso Piave l’allora sindaco della città, Spada e il commissario in carica Giovanni Pavan si accordano con l’associazione calcistica del Venezia la quale si assume il compito di saldare i debiti della squadra bianco-celeste in cambio di nuovi giocatori preparati dal San Donà (accordo del 1 ottobre 1954 tra il presidente del Venezia, Mario Valeri Manera e il presidente del san Donà Giuseppe Dall’Armi). Alla fine degli anni cinquanta il calcio sandonatese riprende a salire in classifica, mantenendo la squadra in Serie D fino all’annata 1972-73. Con l’annata 1994/1995 il San Donà raggiunge la Serie C2 girone B e la mantiene fino al 1999/2000 quando passa alla Serie C1 girone A. Nelle annate successive i bianco-celesti ricominciano a retrocedere poiché la società calcistica non riesce a mantenerli in Serie C1 e nel 2009 una crisi finanziaria porta la società a fondersi con la Città di Jesolo creando la squadra San DonàJesolo che dura per tre anni….

 

Ritaglio di giornale nel quale la squadra di calcio del San Donà vince la fase veneta della Coppa Italia Dilettanti 2020.

Elenco dei giocatori bianco-celesti che hanno giocato in Serie A: Il portiere Guerrino Striuli, il difensore Arturo Silvestri, il marcatore Giovanni Perissinotto, il centrocampista attaccante Bruno Alfier, il mediano Rino Carlini, il portiere Luciano Dalla Villa, l’attaccante Ivan Firotto, il centrocampista Gianfranco Bedin (uscito dalla squadra dell’Oratorio Don Bosco), il difensore Angelo Cereser, il centrocampista Elvio Salvori, l’attaccante Enzo Ferrari, il difensore Giacomo Vianello, il difensore Giancarlo Galdiolo, il portiere Maurizio Memo, il centrocampista Bruno Visentin, l’attaccante Francesco Canella.

 

Arturo Silvestri nella gara Italia-Jugoslavia

 

Perchè lo stadio Zanutto si chiama così

Dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 tra il Regno d’Italia e gli Alleati, l’esercito italiano si trova in una situazione di sbando e nell’Italia centro-settentrionale buona parte di esso viene fatto prigioniero e inviato nei campi di internamento in Germania, altri nuclei vanno a formare la resistenza partigiana e altri entrano a far parte della Repubblica di Salò. Nasce così una guerra civile. A San Donà molti giovani ragazzi, solitamente amici tra di loro, si trovano improvvisamente in frange opposte. Tra questi vi è la figura di Verino Zanutto, un giocatore della squadra di calcio sandonatese che, diventato partigiano, decide un giorno di recarsi presso il paese di Meolo per mediare, con i partigiani del luogo, la liberazione di un gruppo di amici fascisti. Sfortuna vuole che incombe in un gruppo di partigiani trevigiano i quali, non conoscendo la figura di Verino, lo credono una spia e lo impiccano assieme ai suoi amici il 22 aprile 1945. Cessato il secondo conflitto mondiale il campo di calcio del Littorio viene intitolato a Verino Zanutto.

Da sinistra: Augusto Bassetto e Verino Zanutto in occasione della gara di Coppa Italia giocata a Fiume (attuale Rijeka) nel settembre 1939.

 

I tifosi del calcio sandonatese.

Il tifo per una squadra di calcio è sempre stato un elemento importante che lo caratterizza fin dalle sue origini. Questo vale anche per il calcio sandonatese che vede una prima grande crescita di simpatizzanti negli anni trenta, quando il San Donà entra a far parte della Serie C. Il dopoguerra è segnato anche da calciatori che si mettono in luce in Serie A e questo aumenta notevolmente le dimensioni della tifoseria. Da ricordare alcuni di loro, tra quali: Toni Marian, Mario “Zaza” Rorato, Piero “Oca” Perissinotto e Ferruccio Padovan. Gli anni Sessanta invece sono caratterizzati dalla nascita dei club di tofosi e nel San Donà troviamo il “Club Biancoceleste” costituito nel 1968 con la sua sede nel bar “Sandre”. Tra i promotori di questo club troviamo i tifosi: Antonio Striuli (presidente), Albino Orlando, Giuseppe Barbaresco, Ferruccio Padovan, Bruno Zottarel, Pietro Perissinotto, Rino Secondi, Giovanni Menegaldo, Gabriele Mestre, Raffaele Faedda, Rino Pastrello, Santino Bisiol, Bruno savani, Armando Guerrato e negli anni ottanta anche Alberto Gobbo. Alla metà degli anni ottanta nasce il “Club Fedelissimi Biancocelesti” con sede nel bar “All’Amicizia” e nel 1994, quando il San Donà approda in Serie C/2, nascono gli ultras “Caimani del Piave” con sede nel bar “Allo Scarpone”. Nel 1996 ai “Caimani” si affianca la “New Generation” fondata da alcuni ragazzi di Jesolo.
 
I tifosi della squadra di calcio sandonatese. Foto tratta dalla pagina facebook dei Caimani’s News.

Un ringraziamento speciale a Stefano Pasqualato

Stefano Pasqualato – sabato 15 febbraio 2020
 
Maggiori informazioni sul calcio sandonatese sono visibili sul libro: Giovanni Monforte e  Stefano Pasqualato, A.C. San Donà: 90 anni di Calcio Biancoceleste 1922-2012, Geo Edizioni.
 

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